sabato, 07 novembre 2009, ore 19:26

Per un po' di tempo soggiornerò in Brasile per insegnare in alcune università.
Una delle lezioni previste la terrò a Sao Paulo, dove risiederò abitualmente.

Intersezione di linguaggi, esplosione di mondi. Un rima fondativa tra Lotman e Greimas.

Dipartimento di Linguistica FFLCH-USP, Universidade de Sao Paulo

venerdì 27 novembre,
dalle ore 15 alle ore 17.00

Questo il link relativo:
http://www.fflch.usp.br/dl/semiotica/cursos/sedda/sedda2009usp.html



sao-pauloSao Paulo, Brazil



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giovedì, 29 ottobre 2009, ore 16:26

In questi giorni interverrò come relatore ad un convegno internazionale a Tallin dal titolo:

Riflessioni su prefazioni e recensioni. Sulle soglie delle Scienze umane e sociali.

Il titolo della mia relazione è:
Trovato in Relazione. L'idea di "cultura" nella recensione di James Clifford a Orientalismo di Edward Said.

e la esporrò sabato mattina nella sessione con Kevin Dwyer della American University de Il Cairo

questo il link all'evento: http://www.fabula.org/actualites/article33346.php



tallinUn angolo della città di Tallin




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giovedì, 22 ottobre 2009, ore 10:43

Sarò a Bologna questo fine settimana come relatore al
XXXVII convegno nazionale dell’Associazione Italiana Studi Semiotici

Politica 2.0 - Memoria, etica e nuove forme della comunicazione politica

il convegno si terrà all'interno del Dipartimento di Discipline della Comunicazione Via Azzo Gardino, 23 – Bologna

Interverrò con una relazione dal titolo"Come si diventa (o si smette di essere) “una cultura”. Ancora sulle politiche dell'identità" sabato pomeriggio alle ore 17.00

Il convegno ha inizio venerdì 23 alle ore 14.30 e si protrarrà sino a domenica pomeriggio.

Per maggiori info cliccare sul manifesto dell'evento.


manifesto_2009_sito
 





 

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venerdì, 16 ottobre 2009, ore 18:11


Franciscu Seddasoddu foto



Dibattito fra

FRANCISCU SEDDA
e

PIETRINO SODDU

 


 

La questione sarda:

nuova o sempre uguale?


L’ereditá della rinascita
La «sostenibilitá» del «sorismo»
Sovranitá: tra politica, economia e cultura
Quale presente a venire?

modera l'incontro Roberto Carta

 


lunedì 19 ottobre 2009

ore 18.30 piazza Monsignor Bua

Oschiri


organizzato dalla
Fondazione “Giovanna Sanna”












 
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mercoledì, 07 ottobre 2009, ore 13:35


padrifondatoriItaliaI firmatari della Costituzione italiana, 1947


Sabato 3 ottobre ad Ollolai si è svolto un importante incontro, organizzato da Sardegna Democratica, che aveva al centro le questioni dell'autogoverno e della sovranità.
A suo modo è stato (anche) un confronto fra indipendentismo e autonomismo; o meglio, un confronto fra un indipendentismo e un autonomismo entrambi in movimento e in evoluzione, e dunque tenuti ad ascoltarsi per provare a conoscersi e sondare punti di contatto e di frizione.

Non voglio tirare somme o conclusioni, anche se ragionando a caldo mi sono sembrati di più i sintomi di frizione che quelli di contatto, e preponderante è la perplessità circa la possibilità che nell'ambito autonomista, al momento, si voglia veramente capire e riconoscere (non dico condividere) la logica e la dignità che sta alla base di una politica come quella di iRS, ovvero una politica di sovranità che guardi, nel medio-lungo periodo, alla realizzazione di una indipendenza nonviolenta, non-nazionalista, democratica.
C'è ancora secondo me, ed è quello che ho provato a dire anche nei miei interventi all'assemblea, un deficit di identificazione nazionale sarda. La maggior parte degli autonomisti ancora si muovono dentro l'idea che non ci sia una storia nazionale della Sardegna e dei sardi e che comunque, se si parla di “nazione sarda”, si parla di una nazione figlia di un Dio minore o addirittura di una nazione minorata, una nazione “per modo di dire”. Riesce molto molto difficile per loro, o almeno così mi pare, considerare la Sardegna e la sua cultura nella condizione di una nazione potenziale a tutto tondo. E credo che questo, andando al fondo delle cose, sia uno di quegli elementi che rende difficilissimo costruire cammini comuni. Come si fa a camminare insieme se non si sta andando nella stessa direzione?

Un'altra cosa che mi preme sottolineare, e che approfondisce il problema di un quadro di riferimento comune, è la netta sensazione che mentre chi parlava a nome dell'indipendentismo di iRS aveva un discorso chiaro e condiviso, dall'altro lato si muovevano (e scontravano) sensibilità molto ma molto differenti fra loro. Si andava da alcuni disposti a pensare a un cammino nazionale dei sardi a coloro che ribadivano chiaramente che l'Italia, e solo essa, era il soggetto di cui si stava parlando e per il cui bene si stava agendo; si andava da chi iniziava ad accennare a nuove forme di economia e trasformazione sociale a chi ancora invocava lo spettro dei sardi poveri e incapaci che farebbero bene a tenersi stretti (e ringraziare) la “solidarietà nazionale” italiana.
Insomma, se con alcune singole persone si poteva anche trovare uno spazio di ragionamento comune con altre sembrava ci fosse veramente ben poco spazio per ragionare di sovranità. Bisogna essere molto franchi: non è assolutamente facile dialogare con organizzazioni in cui si muovono anime così frastagliate e per certi versi incompatibili. La diversità sarà anche una ricchezza ma la cacofonia rischia di trasformare la voce del proprio interlocutore in puro rumore.

Fra le tante altre cose interessanti di questo importante incontro vorrei alla fine soffermarmi su un passaggio di Renato Soru che mi è ritornato in mente proprio oggi.
Renato Soru ha ribadito – spero che le immagini del suo intervento confermino i miei appunti e la mia memoria – il suo attaccamento alla Costituzione italiana, sostanzialmente basandosi su tre elementi: 1) che se uno giura su una Costituzione, come fa il presidente della Regione Sardegna, è tenuto ad ed esserle fedele; 2) che la Costituzione italiana (in quanto distinta dalla “nazione italiana”) tutela ampiamente i diritti dei sardi; 3) che noi sardi non siamo stati capaci di creare una costituzione nostra che tutelasse i nostri diritti.
Devo dire che non mi convince nessuno dei tre punti.

Il primo mi sembra un ragionamento a dir poco semplificatorio e burocratico che dimentica la processualità delle dinamiche politiche fra popoli, territori, interessi. In caso contrario andrebbe tristemente rubricato come segno di un piatto, conformista, aprioristico lealismo, a cui preferisco non credere.

Il secondo punto denota una specie di feticismo. Certo che la Costituzione italiana ha dei passaggi molto belli che possono essere condiivisi da chi italiano non è o non si sente, ma nondimeno non è l'unica Costituzione al mondo, l'unica in cui ci siano scritte cose intelligenti. E anche per un italiano, non è o non dovrebbe comunque essere un monolite, un feticcio, appunto, che non indica più la carta dei valori di una comunità ma l'appiglio di un pezzo di società contro un altro pezzo. Se così fosse, e così probabilmente è in Italia in questo momento, al di là del giudizio di merito e delle mie personali simpatie per alcuni italiani rispetto ad altri, resterebbe l'evidenza di una comunità in pezzi che non riesce a riconoscersi in una elaborazione comune (e a questo punto verrebbe da chiedersi perché dovrebbero comunemente riconoscercisi tutti i sardi).
Ma al di là di tutto ciò, è proprio vero che la Costituzione italiana tutela al meglio i diritti dei sardi? È proprio vero che i sardi non hanno necessità (e diritto) di scrivere le proprie regole ma semplicemente chiedere l'applicazione di quelle scritte dall'Italia per gli italiani? Siamo proprio sicuri che la Costituzione italiana sia la nostra miglior tutelatrice, il vestito che meglio ci calza e protegge dalle intemperie delle scelte politiche ed economiche? A vedere come vanno le cose in Sardegna non sembrerebbe proprio. E non se ne può certo dare la colpa ai sardi stessi visto che hanno costantemente espresso una classe dirigente, di destra come di sinistra, fedelissima a quella Costituzione! E nemmeno sarebbe a questo punto giusto prendersela con quella Corte Costituzionale (che della Costituzione è garante super partes) che più volte ha bocciato per “incostituzionalità” diversi importanti provvedimenti presi dal presidente della Regione Sardegna, Renato Soru.

Il terzo punto infine suscita ben più di una amarezza. Il fatto che davanti all'idea di un vuoto storico di capacità auto-costitutiva e auto-costituente dei sardi molti dal pubblico abbiano spalancato gli occhi e mormorato “Carta de Logu!” già dice qualcosa. Per quanto possa essere considerata lontana nel tempo la scrittura della Carta de Logu, che si autodefinisce, "libru dessas ordinacionis e costitucionis sardiscas", è lì a dimostrare il nesso fra potere sovrano e potere costituente dei sardi. Non c'è alcun dubbio, quando abbiamo avuto la volontà di essere sovrani abbiamo scritto costituzioni, e se abbiamo scritto costituzioni è perchè volevamo affermare la nostra sovranità.
Ma è soprattutto rivolgendosi al futuro che il ragionamento soriano lascia perplessi. Cosa osta infatti alla possibilità che i sardi decidano di scrivere oggi, per domani, la loro costituzione che sancisce e tutela i propri diritti, collettivi e individuali? Forse un semplice giuramento di fedeltà? O il feticismo, guarda caso, della Costituzione che ci definisce da soli sessanta anni? O forse l'ignoranza del passato e un sottile pensiero auto-castrante? Niente di tutto ciò credo si addica a chi come Soru – nei suo migliori momenti, quelli “quasi-indipendentisti”, come li definisce forse un po' troppo sbrigativamente la sua stessa base - continua ad invocare una coscienza critica diffusa, una piena indipendenza individuale, la capacità di agire e osare per cambiare le cose.

Non voglio addentrarmi ulteriormente su questa strada. Mi preme soltanto soffermarmi un altro attimo su questa dichiarata, rivendicata, esaltazione della Costituzione italiana da parte di Soru. Perchè forse essa ci dice qualcosa di interessante per chi ha a cuore un processo di nuova identificazione fra i sardi e la nazione sarda.
Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte costituzionale, nel suo bellissimo libro Contro l'etica della verità, dice una cosa molto importante: “...ogni Costituzione è l'esito di un 'processo di differenziazione' ”, e questo processo implica un “progetto di differenziazione”. In alti termini se e quando mettiamo in gioco la nostra volontà costituente, come iRS ha provato a fare ad Ollolai, anche aprendo ad un graduale processo di riscrittura dello Statuto, si sta affermando che c'è il sentimento di essere differenti e la volontà di affermare questa diversità, di farla maturare e renderla condivisa, di far sorgere da essa una nuova passione civile e una nuova etica condivisa (che ad esempio, fra le altre cose, ci differenzi e distanzi dall'ethos che domina oggi l'Italia...cosa che peraltro non impedisce di accogliere nella nostra Costituzione futura gli spunti migliori di quella italiana...).

Zagrebelsky fa il suo discorso parlando di una Costituzione Europea che differenzi gli europei dagli Stati Uniti ma il suo ragionamento, mutando scala, si può anche applicare al rapporto Sardegna-Italia. Una costituzione, dice il giurista, serve a rispondere alla domanda: “chi davvero noi siamo, che cosa davvero ci distingue, sempre che si voglia essere qualcuno e qualcosa, e non una semplice propaggine”.
In questa difficoltà a immaginarsi con e attraverso una nostra Costituzione nazionale da elaborare e scrivere insieme, in questo strenuo attaccamento alla Costituzione italiana, mi sembra di scorgere ancora una volta quella incapacità di alcuni sardi di sentire veramente la Sardegna come una nazione. Quella incapacità che porta molti sardi, anche fra i più sensibili, a sentire e pensare noi stessi e il nostro popolo “piccola propaggine”, sempre bisognosa di tutela e protezione esterna, incapace di affermare da sé i propri diritti.

Franciscu
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mercoledì, 30 settembre 2009, ore 19:01



Su invito di Sardegna Democratica, sarò presente, insieme ad altri esponenti di iRS, indipendentzia Repubrica de Sardigna, alla giornata di incontri dedicata al tema dell Autogoverno e Sovranità della Sardegna” il giorno sabato 3 ottobre ad Ollolai.

Nello specifico interverrò come relatore ad una tavola rotonda dal tema
STATUTO SPECIALE - LEGGE STATUTARIA

Gli altri relatori saranno Gian Mario Demuro, Claudia Zuncheddu, Luciano Uras,
Antonello Mattone, Tore Cherchi. Coordinerà Nicolò Migheli.
Quest'incontro è previsto per le ore 16.00

Qui sotto il link alla locandina con il calendario dell'intera giornata:
http://www.sardegnademocratica.it/documenti/4_55_20090928170647.pdf




franciscusedda
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mercoledì, 23 settembre 2009, ore 09:49

Ospito direttamente dal suo blog il bell'intervento di Omar Onnis in cui mette in luce tutti i limiti dell'Autonomia e della attuale politica sarda.
Buona lettura
Franciscu



cappellacci01g

Questo il titolo che campeggia a pag. 23 del Giornale di Sardegna di sabato 19 settembre.

Il presidente della Giunta elenca i vantaggi del sistema fiscale in arrivo

Si al federalismo e insularità.
Cappellacci: "Svolta storica"


I costi derivanti dall'isolamento saranno misurati e compensati dallo Stato e dalla UE

Perché metterlo in evidenza? Be', perché è particolarmente significativo.

Di cosa sta parlando il presidente Nichele Cappellacci? Il buon uomo si trovava a partecipare ad un incontro sul federalismo fiscale, con i presidenti della regione Lombardia e della regione Campania. La questione sul tappeto era se e quanto avranno da perdere le regioni meridionali italiane (tra le quali evidentemente lo stesso Cappellacci ritiene sia compresa la Sardegna) dalla ventilata - e per ora non ancora avviata - riforma federalista dell'ordinamento giuridico italico.

Lasciamo perdere le obiezioni teoriche, giuridiche e pratiche alla riforma in sé. Qui si tratta di valutare come il massimo rappresentante istituzionale della Sardegna si ponga davanti alla questione e quali siano le sue conclusioni.

Pare di capire che il Nostro consideri favorevolmente l'operazione (non potrebbe essere diversamente: gli hanno detto di fare così e lui, diligentemente, esegue). Ne elenca i vantaggi, addirittura. E per avvalorare tale valutazione (effettivamente poco credibile) rivendica di aver ottenuto (lui, proprio lui) che lo Stato e l'Unione Europea "compenseranno gli svantaggi dell'isolamento". Addirittura una "svolta storica"! Ricordiamo che questo tizio è lo stesso signore che pochi giorni fa, in occasione del vertice italo-spagnolo sull'isola della Maddalena, si è fatto fotografare tutto sorridente tra il suo datore di lavoro (il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni) e il premier spagnolo Zapatero, con tanto di pass al collo: ospite in casa propria. Occasione durante la quale, come già ricordato, l'Italia e la Spagna hanno stretto accordi sulle cosiddette autostrade del mare (ossia sull'incremento del traffico navale tra le due sponde est-ovest del Mediterraneo occidentale) ignorando tatalmente l'esistenza nel mezzo della Sardegna. Anche quello un bel risultato, non c'è che dire!

Forse è da lì che il povero Nichele ha tratto la conclusione che la Sardegna soffra di questo maledetto isolamento che qualcun altro deve compensare. Ovvero si è semplicemente affidato alla visione consolidata di un'Isola marginale e periferica, condannata alla separatezza economica e culturale, oltre che geografica.

Ma isolamento da chi e da che cosa, bisognerebbe chiedersi. La Sardegna è marginale e periferica solo se la si considera con lo sguardo strabico e decisamente miope dell'autonomia regionale, del vincolo politico allo stato italiano. Certo che siamo marginali e perifierici per l'Italia: se ne accorgerebbe anche un bambino di tre anni guardando una cartina geografica! Ma la faccenda assume contorni diversi se invece apriamo il nostro sguardo ad un orizzonte più ampio. D'improvviso ci rendiamo conto che non siamo la periferia di nessuno. La Sardegna è nel bel mezzo del Mediterraneo occidentale, da millenni crocevia di traffici via mare. Cos'è, solo adesso d'improvviso è diventata irraggiungibile? Non vorrà dire qualcosa il fatto che le nostre coste distano più o meno lo stesso numero di miglia marine da Barcellona, Marsiglia e Genova?

Insomma, qua ha buon gioco la solita sindrome da minus habens dei nostri politicanti. Sindrome abilmente propalata e rinforzata da chi detiene il controllo dei media e dei ruoli di potere in Sardegna. Per lo più con interessi poco limpidi e in diversi casi per conto terzi.

Il fatto di aver piagnucolato (ma guardate come i media del padrone ribaltano propagandisticamente la frittata) fino ad ottenere la promessa di essere mantenuti nella nostra condizione subalterna, con la concessione generosa di un'elemosina, dovrebbe riempire di gioia i sardi. Che così torneranno finalmente a sorridere.


Omar Onnis

SardegnaMondo

 

 

 

 


franciscusedda
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lunedì, 21 settembre 2009, ore 15:43


La prossima settimana interverrò al seminario conclusivo della ricerca Prin 2006: “Professioni e semi-professioni: analisi etnografica delle comunità occupazionali” presso la facoltà di Sociologia di Trento:

Senso pratico e processi di significazione -
Prospettive semiotiche ed etnografiche


Martedì 29 settembre 2009 ore 11:00-19:30

Sala professori, primo piano
Facoltà di Sociologia, via Verdi, 26 38122 Trento

11.00 – Introduzione
Giolo Fele (Univ. di Trento), Paolo Fabbri (Univ. Iuav di Venezia),
Pier Paolo Giglioli (Univ. di Bologna)

11.30-13.30
Franciscu Sedda (Univ. di Roma “Tor Vergata”):
Sul ballo sardo e altri oggetti etnosemiotici più o meno identificati

Chiara Bassetti (Univ. di Trento):
Corpi riflessi: visuale, visibile e visualizzato nella performance di danza
 
nel pomeriggio proseguiranno gli interventi di:

15-17
Francesco Marsciani (Univ. di Bologna):
La passeggiata Buozzi a Monterotondo. Osservazioni etnosemiotiche
Andrea Brighenti (Univ. di Trento): Sommellerie: pratiche e senso pratico del giudizio di gusto
17.20-19.20
Alvise Mattozzi (Univ. Iuav di Venezia):
Il fare e il far-fare degli oggetti. Per una etnosemiotica degli artefatti
Attila Bruni (Univ. di Trento): Il lavoro in sala operatoria: una lettura sociomateriale
 
19.20 - Conclusioni

 

 

 


franciscusedda
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martedì, 15 settembre 2009, ore 10:37

Celebriamo la blogosfera perché unisce sincerità e aperta conversazione.
Ma la sincerità non deve significare mancanza di civiltà.”
Tim O'Reilly 2.0

Cari tutte e tutti,

dato ciò che è accaduto negli ultimi giorni nella sezione commenti, vi volevo comunicare che il blog verrà moderato sulla base della Netiquette italiana ed internazionale, chiamata anche “Galateo di Intenet”.

La netiquette o galateo, rappresenta un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente Internet nel rapportarsi agli altri utenti attraverso risorse quali newsgroup, mailing list, forum, blog o e-mail in genere.

Vedi per maggiori info Wikipedia alla voce Netiquette:
http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette

Qui invece troverete la netiquette generica che si arrichisce poi di alcuni punti quando si parla di blog. “Il blog molto spesso è uno strumento estremamente personale ed è quindi giusto rispettarlo come si rispetterebbe il suo autore.”

Le regole della Netiquette generica e dei blog le trovate a questo link:
http://guida.iobloggo.com/netiquette.php#blog

Il mancato rispetto della netiquette comporterà la cancellazione del commento, senza alcun preavviso, quando questo vìoli le predette regole.

Sono ben contento di ricevere stimoli, spunti di riflessione, proposte politiche di ogni genere, spero perciò che continuerete a farlo.
Mi farebbe anche molto piacere che gli utenti anonimi non siano tali e che si presentassero col loro reale nome. Questo vuole essere un luogo per discutere e confrontarsi apertamente così come accade su altri spazi come il forum di iRS o ultimamente anche su Facebook.

Ma su questo aspetto ho deciso di fare uno strappo ai principi della “mia etica personale ” accettando e rispettando la volontà di alcuni nel voler restare anonimi, ma proprio da questi chiedo anche per questo motivo, maggiore rispetto nei confronti di tutti, sia nei miei che in quelli dei diversi commentatori.


Confidando nella vostra partecipazione e nel vostro infinito entusiasmo
vi saluto

a presto

Franciscu


Alcuni link d'interesse:

Netiquette del forum iRS
http://www.irs.sr/forum/profile.php?mode=register&sid=f2bfc67811f5ecef22045a37ec4c26fa

Netiquette de La Stampa
http://www.lastampa.it/blog/servizio/default_netiquette.asp

Condizioni generali per la registrazione e fruizione del Servizio della community sull'Unità
http://www.unita.it/profile/registrazione/


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categoria : netiquette del blog





lunedì, 14 settembre 2009, ore 15:22

Ciao a tutti,
visto che i contenuti di questo blog sono sempre più numerosi così come i vostri contributi
ma dati anche i continui e spiacevoli problemi tecnici della piattaforma splinder..
Ho deciso di rispolverare un vecchio progetto, sempre rimandato!
Così fra breve andrà online un sitoweb personale che comprenderà tutte le mie attività, interventi di vario tipo, spunti di lettura e di riflessione, appuntamenti importanti da segnalarvi e via dicendo.

Nel frattempo continuerò a sfruttare al meglio le potenzialità di questo spazio...

un saluto
Franciscu
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